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Bruxelles delude e lancia l'ultimatum, Atene scende in piazza

Il fallimento della mediazione nella trattativa sul debito greco e il conseguente irrigidimento delle posizioni ha avuto lunedì l'effetto di una scossa sotto il Partenone. “Basta austerità, Tsipras vincerà” urlava Aristos Macris, trentenne, disoccupato, una moglie senza lavoro e un figlio a cui dare il futuro. Come lui mille manifestanti si erano ritrovati in piazza Syntagma per la terza volta in meno di una settimana, cantando "Bella ciao" e gli Inti Illimani in un impeto internazionalista.

E gridando le loro rivendicazioni perché si sentissero fino a Bruxelles, dove i tecnici dell’Unione europea si stavano confrontando con quelli del governo. "Merkel auf wiedersehen, noi ce ne andiamo" azzardava un comiziante improvvisato di fronte a disoccupati che vendono biglietti della lotteria, casalinghe che faticano a fare la spesa, artigiani impoveriti e pensionati angosciati in una capitale che sta tornando a vivere di espedienti. Bersaglio preferito è proprio il cancelliere tedesco che divide la non invidiabile fama con la Troika di Bce, Ue e Fondo monetario, ora apostrofata come triade dell'apocalisse. Dall'altra parte dei cori, star incontrastata è il premier Tsipras, assieme al ministro Varoufakis, ribattezzato Varou-funky per quel suo (da loro apprezzato) comunicare in modo aggressivo e poco canonico.

In un’Atene rimasta culla affascinante della civiltà ma più sporca e pericolosa, ferita dai tagli ai servizi, sono tornate evidenti le code ai bancomat per racimolare i pochi risparmi rimasti dopo anni di assedio dell’austerity: quei micro-prelievi si sommano ai ben più ingenti trasferimenti di capitale che fanno salire a quattro miliardi gli euro ritirati dagli istituti ellenici dai primi di febbraio, alimentando la crisi di liquidità alle banche e le fibrillazioni dei mercati finanziari.

“Dicono che ho vissuto al di sopra delle possibilità, ma è un'infamia" protesta in un francese stentato Nestor P., impiegato cinquantenne della amministrazione pubblica stretto nel suo cappotto, bello una decina di anni fa. Ora teme il licenziamento se Tsipras non inventerà un’alternativa alla politica del memorandum, cioè al vecchio accordo con Ue. “Mi guardi in faccia: la mia famiglia ha vissuto con dignità dello stipendio di statale, senza stenti ma senza sprechi. Non abbiamo mai fatto un passo più lungo di quanto non ci potessimo permettere eppure oggi ci raccontano che la tredicesima, l’assistenza sanitaria, la previdenza o gli asili erano per noi un lusso, semplicemente perché i nostri politici e i nostri governi baravano con i conti. Ma noi non sapevamo, e ora paghiamo anche per loro”. Fa un bancomat, quasi scusandosi.

La crisi è fatta di serrande abbassate, scaffali vuoti, servizi in affanno. “Così non si può continuare a vivere, bisogna cambiare in fretta" sibila Damian T., commerciante nel centralissimo mercato di Varvakeios, il più antico e conosciuto di Atene a due passi da piazza del Municipio. "Tsipras è comunista e io non amo i comunisti -confessa- ma è l'unico che può sfondare il muro tedesco. Quindi adesso sono con lui, domani vedremo".
Nella battaglia sul programma di rientro del debito da 315,1 miliardi il giovane leader chiede tempo e un po’ di ossigeno per non soffocare. Atene non ha avuto poco: tassi di interesse minimi e moratoria fino al 2019, piano di rientro quarantennale. Ma non basta, il Paese è allo stremo. “Non possiamo sostenere questo debito” taglia corto Varoufakis.

Dall’inizio della crisi la Grecia ha subito una cura da cavallo: ha perduto un quarto della ricchezza prodotta ogni anno, ha tagliato dal lavoro 100 mila statali e ridotto lo stipendio del 40% per quelli rimasti. Ha detto addio a tredicesime e quattordicesime in salari e pensioni. Ospedali hanno soldi agli sgoccioli e budget diminuiti di un quinto. La disoccupazione rimane superiore al 25% e in molti casi è bruciato anche il sussidio di 360 euro che spetta solo per il primo anno. E poi il moltiplicarsi delle piaghe: l’abbandono dei figli è esploso (+336%), la mortalità infantile torna a picchi dimenticati nel tempo (+43%), il reddito tra le mura di casa è precipitato (-30%).

La disperazione misurata nei dati racconta di due famiglie su tre costrette a ridurre le spese per il cibo, nove su dieci comprano meno vestiti, tre su quattro rinunciano al riscaldamento. Oltretutto Eurostat certifica prezzi più alti della media europea in molti settori, primi fra tutti i prodotti alimentari. Poveri e tartassati. Anche la vettura è uno scialo: settantamila automobilisti hanno riconsegnato le targhe nel 2014, all’incirca un milione dal 2009. “Stiamo subendo enormi iniquità, tanta prepotenza è inaccettabile” si arrabbia Nikoletta Tripodi, accorsa sotto il cielo in movimento di piazza Syntagma. Tra le braccia un bimbo di quattro anni. “Vorremmo restare nella Ue – ammette – purché si rispetti la nostra dignità". E avverte: "Non tutte le condizioni sono trattabili”.

Per far fronte agli impegni finanziari il precedente governo Samaras aveva concordato consistenti privatizzazioni: dalla vendita di atolli del Peloponneso e a pregiati terreni fronte Egeo, lo Stato avrebbe dovuto dimagrire in 38 aeroporti, 700 chilometri di autostrade, 100 porti tra i quali spicca il Pireo. Con le 4.700 navi che offrono lavoro a più di 10 mila persone, la struttura dell'Attica a una decina di chilometri da Atene è una delle più rilevanti dell’Europa, forte del traffico di 20 milioni di passeggeri l’anno.
Tsipras e Varoufakis vorrebbero dar battaglia ai ricchi e potentissimi armatori ellenici, che hanno una flotta nel mondo in costante crescita e garantiscono cinque punti del pil, con più di 250 mila dipendenti in patria. Ma il terreno di scontro è scivoloso, al Pireo quanto a Bruxelles o a Francoforte: spezzare la corda significa perdere gli aiuti internazionali e mettere in fuga i capitali dell’oligarchia navale.

E ora Berlino, che non è mai stata accondiscendente, alza il tiro e sembra più decisa che mai a chiedere il rispetto dei patti ad Atene: uno studio dell'Ifo ha infatti quantificato in 75,8 miliardi la perdita della Germania nel caso di Grexit, ma per il salvataggio alle condizioni di Atene ne pagherebbe 77, mentre l'esposizione italiana (banche comprese) è di 48 miliardi, quella francese di 55 e la complessiva dell'Eurozona di quasi 260. Il conto tuttavia non può quantificare i costi della volatilità dei mercati e del fallimento politico.



L'Autore
Mario Fornasari

Mario Fornasari

Mario Fornasari è un editorialista.
(Il Resto del Carlino La Nazione Il Giorno).