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Tutto è guerra, tutto è conflitto

«Conosci gli altri e te stesso: cento battaglie, senza pericoli. Conosci gli altri, ma non conosci te stesso: a volte vittoria, a volte sconfitta. Non conosci gli altri né te stesso: ogni battaglia è una sconfitta certa.» (Sun Tzu, l'Arte della Guerra)

Sun Tzu fu un grandissimo generale, sconfisse lo Stato di Chu, fino a penetrare nella città di Ying, e oggi è ricordato per la sua opera “L’arte della guerra”, in cui enuncia le regole per condurre con successo una guerra.
L’imperatore Helu chiese al generale Sun Tzu una dimostrazione delle sue capacità nel condurre le truppe. La dimostrazione doveva essere effettuata non con dei soldati ma con le donne dell’harem dell’imperatore. Sun Tzu suddivise le donne in due gruppi, ognuno gestito da una delle due favorite dell’imperatore.

Poi illustrò le regole che dovevano seguire, guardare verso il cuore quando Sun Tzu diceva la parola avanti, guardare la mano sinistra, quando diceva a sinistra, guardare la mano destra quando diceva a destra e guardare alle spalle quando diceva indietro.
Gli ordini furono dati tre volte e spiegati cinque volte, poi iniziò la dimostrazione. I tamburi iniziarono a rullare e quando Sun Tzu impartì i suoi comandi le donne scoppiarono a ridere.
Il generale Sun Tzu disse:

«Se le regole non sono chiare e le spiegazioni sono prive di infervoramento, la responsabilità è del generale».

Ripeté gli ordini li spiegò nuovamente, i tamburi iniziarono a rullare e di nuovo le donne si misero a ridere. Il generale Sun Tzu fece arrestare le due favorite dell’imperatore e ordinò che fossero decapitate e aggiunse:

«Se le regole non sono chiare e le spiegazioni sono prive di infervoramento, la colpa è del generale; se, dopo i chiarimenti, non ci si conforma alle regole, la responsabilità è degli ufficiali».

L’Imperatore mandò un messaggio a Sun Tzu quando capì che le sue predilette stavano per essere decapitate:

«Mi sono convinto che il generale sa impiegare le truppe. Se sarò privato di queste due concubine morirò di fame quindi desidero che non vengano decapitate».

Sun Tzu rispose immediatamente:
«Il vostro servitore è già stato nominato generale e quando un generale comanda l’esercito, può anche non accogliere alcuni degli ordini del suo signore».

Le due donne vennero immediatamente decapitate e Sun Tzu mise a capo dei due gruppi le concubine immediatamente inferiori per rango, fece rullare i tamburi e questa volta i comandi vennero perfettamente eseguiti. Le truppe erano pronte ad essere passate in rassegna, potevano essere impiegate come lui voleva, spingendole a passare anche attraverso l’acqua o il fuoco.

Gli insegnamenti di Sun Tzu sono applicabili in ogni campo, in particolare dove c’è una tensione, un conflitto o un confronto. Quando mancano tensioni, conflitti e confronti compare la pace in ideale contrapposizione con la guerra. Senza guerra non può esistere la pace che non è mai eterna, assoluta, totale.
Gli antichi romani dicevano: “Si vis pacem para bellum”, se vuoi la pace prepara la guerra. Un concetto che sembra avere una verità quasi assoluta, trasversale nel tempo, nei popoli e nelle diverse aree di applicazione del concetto di conflitto. Dove compare un conflitto compare un confronto e spesso una guerra.

Lo scoppio di una guerra raramente è un atto improvviso, viene preceduta da:

una fase di tensione tra le parti;
• una fase di crisi quando la diplomazia cessa di avere un ruolo rilevante.

Le ragioni delle tensioni non meritano indagini, appare comunque evidente che la guerra scoppia perché la controparte reagisce, senza reazione non vi è guerra.
La guerra inizia quando vi è il primo combattimento tra le parti anche se può essere dichiarata prima. La guerra è un conflitto che può assumere diverse caratteristiche, può essere locale, limitato a due contraenti, regionale o mondiale.

Può vedere le parti in guerra più o meno equilibrate dal punto delle forze militari o può esserci una grande asimmetria di mezzi a disposizione. Una guerra può essere totale, lampo, di posizione, di logoramento o mutevole nel tempo come, ad esempio, la prima guerra mondiale che è nata come guerra lampo ed è diventata una guerra di logoramento. Infine, nel caso in cui si percepisca una grave minaccia, una guerra può essere preventiva.

Queste, con una grande approssimazione, sono le forme che possono assumere le guerre.
Vi sono poi le guerre interiori, i conflitti che ogni individuo deve saper governare, ogni decisione che prendiamo passa attraverso diverse opzioni che, spesso, sono in conflitto tra loro e a volte si ritorna a rimettere in discussione quanto deciso facendo confrontare la vecchia decisione con la nuova in un conflitto, una guerra che alla fine vede prevalere un’opzione sull’altra.


Conflitto (1)
[con-flìt-to] s.m.

1 Combattimento, scontro armato; estens. guerra
2 fig. Opposizione, contrasto: c. di interessi; discordia: essere in c. con i genitori
3 dir. Contrasto tra autorità politiche, giudiziarie o amministrative: c. giurisdizionale
• sec. XIV

Il termine conflitto è l’italianizzazione del vocabolo dotto latino conflictus, sostantivo che deriva dal verbo confligere che significa battere contro o combattere.

(1) Sabatini Coletti – Dizionario della lingua Italiana

E il combattimento, il conflitto, la guerra, lo scontro non sono forse presenti in ogni cosa?
Tutto è guerra, tutto è conflitto. In ognuno di noi ci sono due distinte nature che si combattono, una natura è riflessiva, prudente e saggia, l’altra è irruente, imprudente e amante dell’azzardo. In ognuno di noi le due nature convivono, coesistono e cercano sempre di prevalere l’una sull’altra. Quale natura vince?

Vince la natura alla quale diamo più forza, quella che alimentiamo di più con i nostri pensieri e con le nostre azioni.
La contrapposizione è ovunque, a volte evidente e a volte celata, a volte irruente e volte sopita, esiste la luce perché esiste l’oscurità, esiste lo yin perché esiste lo yang, esiste la pace perché esiste la guerra, esiste il bello perché esiste il brutto.

«Possiamo dire che una cosa è bella, in quanto abbiamo l'idea di cosa sia una cosa brutta, e lo stesso dicasi per il bene e per il male.» (Lao Tzu)

La dottrina dei contrari di Eraclito di Efeso, un filosofo vissuto tra il VI e il V secolo, sostiene che, filosoficamente parlando, nulla può esistere senza il suo opposto. Come per lo yin e lo yang tra un aspetto e il suo aspetto c’è interdipendenza e, con il flusso del divenire, l’uno diviene l’altro in una eterna lotta degli opposti, dei contrari.

«Il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è il Re”.» (Eraclito)

Secondo Eraclito la guerra è ovunque, il conflitto è presente dentro e fuori di noi generando un equilibrio in continua lotta, l’armonia del Mondo non risiede nella conciliazione dei contrari ma nel mantenimento del conflitto.
Molti vedono nel conflitto qualcosa di estremamente negativo e auspicano un’esistenza che ne sia priva, tra questi vi è il poeta greco Omero, autore dell’Iliade e dell’Odissea, che con le sue parole “possa la discordia sparire tra gli dei e gli uomini” spera in un futuro privo di discordia.

Eraclito commenta questo auspicio ribadendo che Omero non si accorge, così facendo, di pregare per la distruzione dell’Universo, poiché se la sua preghiera fosse esaudita, tutte le cose perirebbero. La vita possiede una propria armonia grazie al conflitto e all’opposizione.
Tutto è guerra, tutto è conflitto. Anche nel trading che è un’attività di compravendita dove il conflitto è particolarmente evidente. A noi interessa il trading di strumenti finanziari, tuttavia i principi dello scambio sono universali e validi ovunque:

chi compera desidera farlo al prezzo migliore;

chi vende desidera farlo al prezzo migliore.


I due desideri sono contrapposti, evidentemente una delle due controparti dovrà scambiare un po’ di desiderio in cambio di un po’ di realtà.
Lo scambio non è mai solo una questione di denaro, cedendo uno strumento finanziario si uccidono le speranze e i sogni che si erano riposti nell’acquisto poiché, che si siano verificati o meno, con lo scambio cessano di esistere e si trasformano in realtà.

Nel contempo chi acquisisce uno strumento finanziario crea delle aspettative, dei desideri, dei sogni. In effetti i sogni, più che i desideri, sembrano poter entrare a pieno titolo nel mondo del trading. Dovrebbe far riflettere il fatto che quando vendo uno strumento finanziario c’è qualcuno che me lo compera con delle aspettative opposte alle mie.


«Ciò che da valore alla guerra, è la vittoria.
Quando la guerra dura troppo a lungo,
le armi si spuntano e il morale si deprime.
Quando le truppe assediano troppo a lungo le città,
le loro forze si esauriscono in fretta.»
(SunTzu)


«Ciò che da valore al trading, è il profitto.
Quando un trade dura troppo a lungo,
le ragioni dell’ingresso vengono meno e il morale si deprime.
Quando un trader mantiene troppo a lungo la propria posizione,
la sua capacità di adeguarsi al mutamento si esaurisce in fretta.»
(Stefano Fanton)


Stefano Fanton



L'Autore

Stefano Fanton

Trader, formatore e scrittore. Ha pubblicato diversi libri di successo sul trading che approfondiscono molti aspetti psicologici normalmente trascurati, autore di:

  • Speculazione Finanziaria - Il libro degli Inganni, dei Mutamenti e degli Stratagemmi.
  • Lo Zen e la Via del Trader Samurai.
  • La Via del Prezzo.
  • Professione Trader - Trasformare il Trading in una professione.
  • Trading System su strumenti finanziari altamente speculativi.

Ha inoltre creato Traderpedia, un'enciclopedia del trading che contiene tecniche, tattiche e approfondimenti sul mondo del trading.