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La Grecia pronta al compromesso, la Germania no

C’è un motivo serio di preoccupazione per il debito della Grecia ? C’è un motivo serio di preoccupazione, causato dal nuovo governo greco che non intende più sottostare alle misure di austerità imposte dalla troika ? C’è, infine, un motivo per ritenere che possano esserci ripercussioni gravi sull’area euro a seguito di quanto sta accadendo in Grecia ?

Io, confesso, non sono preoccupato della Grecia, più di quanto non lo sia dell’Italia. Soprattutto, non sono così preoccupato quanto, invece, continua a preoccuparmi l’atteggiamento tedesco, che ritengo fuori di ogni logica.

Dunque: Draghi ha tirato fuori il bazooka. E va bene, con un intervento di oltre un trilione di euro la BCE comprerà titoli di debito. Così da una parte ci indebitiamo, dall’altra parte qualcuno compra il titolo di debito e andiamo avanti felici ad indebitarci, senza dare una seria risoluzione al problema. Ma questo “è quello che hanno fatto tutti” (con quali conseguenze future, nessuno sa dirlo: salvo che quando ce ne saranno, verranno fuori decine di guru del giorno dopo disseminati per il pianeta, che “l’avevano detto”).

Il debito greco è semplicemente un bruscolino, di fronte ai trilioni di debito europeo e allo stesso intervento palliativo di Draghi.
Non dovrebbe neanche essere motivo di preoccupazione eccessiva, anzi, le preoccupazioni le abbiamo create imponendo alla Grecia una austerity che ha dissanguato ogni spirito potenzialmente vitale del paese.



Dicevo, mi preoccupa invece la Germania. E mi preoccupa perché la Germania ha già provocato, bella bella, due guerre mondiali. Cosa della quale, bella bella, tende a dimenticarsi troppo facilmente.
C’è un grande senso di colpa nell’inconscio collettivo della Germania: un senso di colpa mai sopito, un bisogno inesprimibile di liberazione da conti con il passato, che non sono mai stati veramente fatti. La politica monetaria tedesca risente ancora, dicono gli economisti e gli storici più accreditati, della grande paura di Weimar, della inflazione selvaggia che colpì la Germania negli anni successivi al primo conflitto mondiale, prima dell’avvento del nazionalsocialismo.

La grande paura delle carriole di marchi necessari per comprare un litro di latte o un pacchetto di sigarette. La paura, covata nell’animo, del disordine sociale conseguente all’inflazione, all’abbondanza folle della moneta, al proliferare della stampa della medesima. Una paura che ancora oggi c’è, è presente, e fa della Germania, quindi, un paese dove si professa il monetarismo più rigido, la religione della scarsità di moneta a tutti i costi.
A costi, dobbiamo concludere, della deflazione che sta vivendo l’intero Continente.

Di lì, i dubbi tedeschi sulle scelte di Draghi (discutibili finchè si vuole, ma non se ne sono trovate di migliori) e la forte opposizione, di fatto, alla negoziazione ragionevole con la Grecia: anzi, il piano diabolico, già in atto, di attendere, attendere, in modo che alle prossime scadenze importanti la Grecia, con le spalle al muro, abbasserà la cresta e la negoziazione sarà molto più morbida. Follia, semplice follia, irragionevole incapacità di vedere la realtà.

Lì sta il punto: è Weimar , la vera paura irrisolta della Germania ? il monetarismo tedesco è paura di una inflazione che, al momento, non costituisce di certo il problema europeo ? La Germania, che ha dato i natali a Beethoven, a Hegel, a Kant, è così fuori di senno da non capire che l’inflazione di Weimar non è il problema di oggi ?
In realtà, la Germania non ha paura di Weimar, come dicono molti economisti e molti storici. Macchè Weimar. La Germania non ha risolto nel suo inconscio collettivo ciò che è venuto dopo Weimar, cioè il nazionalsocialismo. Il terrore tedesco dell’inflazione è tutto lì. L’ordine sociale dei tedeschi deve credere in alcuni dogmi, capaci di evitare al loro inconscio il desiderio di incorrere negli stessi errori di un ordine sociale autoritario, necessario a mettere fine al presunto disordine di una inflazione senza controllo. Non di Weimar, la Germania ha paura, ma del gran casino, perdonate il termine, che è riuscita a combinare per porre rimedio alle storture di Weimar.

È il conto irrisolto con il nazionalsocialismo il vero problema. È la irragionevole paura che, in realtà, nell’animo tedesco ci sia, in parte, nascosta ancora un’ombra, pronta a riemergere, a tornare fuori. Nulla di meglio, allora, che, da un lato, applicare un monetarismo feroce ed inflessibile, realizzabile solo a casa loro, in modo da tenere a bada il senso di colpa, scatenante il problema. E dall’altro lato, conquistare l’Europa con quel monetarismo, realizzando, con un meccanismo di potente rimozione, il sogno del Terzo Reich.

Mi spiace di dire questo della Germania. TRADERS’ è nata in Germania ed ha una splendida matrice tedesca che l’ha resa famosa in Europa. Noi, in Italia, abbiamo sviluppato sul mercato italiano uno splendido prodotto creato da una intelligentissima mente di un imprenditore tedesco. Stimo la Germania, apprezzo Beethoven e la Cultura superiore tedesca. È curioso dirlo, ma il problema dell’Europa è, ancora, il nazionalsocialismo. Lo so, molti diranno che sono io ad essere irragionevole. Ma, pensateci un attimo e temo ci siano poche prove contrarie a quanto sto dicendo.

Grazie ai Lettori dell'Istituto Svizzero della Borsa per il continuo sostegno !

L'Autore
Maurizio Monti

Maurizio Monti

editore di TRADERS’ Magazine Italia, presiede il comitato direttivo dell’ Istituto Svizzero della Borsa, trader professionista con circa 30 anni di esperienza nella finanza operativa, dirige una società per lo sviluppo del trading algoritmico


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